AUTOMATIC RADIO MODEL BCB-1130
La società contemporanea spinge sempre di più i suoi componenti ad una logica di consumo: le cose “vecchie” sono solo vecchie e, proprio per questo, si rimpiazzano con oggetti recenti, e si buttano. Anche se funzionano ancora.
Al di là di qualsiasi dissertazione filosofica possa suscitare questo comportamento consumistico (che, a mio parere, è purtroppo dilagante pur avendo ben poco di logico), ecco che succede di imbattersi, all’interno di un grande mercato dell’antiquariato di cadenza mensile, in una “vecchia gloria” del passato, apparentemente rara in Italia.
Passeggiando qua e là tra i banchi del mercato Pavia, a Casale Monferrato, alla ricerca di tutto o niente, mi imbatto in uno scatolone di cartone pieno di vecchie cianfrusaglie elettroniche del tempo che fu. Alimentatori arrugginiti, caveria varia, lampade da comodino… E, in mezzo a loro, un baracchino: completo di cavo di alimentazione e microfono. Lo disseppellisco con la dovuta cautela e la prima cosa che mi colpisce è una levetta a tre posizioni: neutra al centro, “-“ a sinistra e “+” a destra. Un “delta tune”! Roba da ricchi, quando ero giovane io… AUTOMATIC RADIO, Massachusetts, una marca che non ho mai sentito; anche la scritta “made in Japan”.
Le condizioni esterne non sono granché ma non sono nemmeno così disastrose… Polvere dappertutto, di quella “da cantina”, che ti si aggrappa alle dita; graffietti sul frontalino, che ospita la grande manopola centrale di selezione del canale, da 1 a 23; i classici comandi del volume (che fa anche da ON/OFF, come da prassi), dello squelch, e i pulsanti del PA e dell’ANL, quest’ultimo non da tutti (ricordo che i miei primissimi ROMAR e TOKAI non ne erano dotati), oltre al già citato delta tune.
Lo guardo e lo rigiro bene… Varrà la pena? Funzionerà ancora? Difficile… Sul positivo del filo di alimentazione c’è il suo portafusibile: lo apro e constato che il fusibile è ancora lì, integro: è già buon segno… Mal che vada ci rimedio un po’ di resistenze, l’altoparlante, i quarzi… Chiedo al venditore informazioni, e lui mi dice che non ha idea se funzioni o no. Per il prezzo, lui parte da 30 euro; rilancio al ribasso, spudoratamente, a 10… Infine ci accordiamo per 20 euro e me lo porto a casa.
Ed eccolo qui: un AUTOMATIC RADIO MODEL BCB-1130.

Sullo scatolato, nella parte inferiore, ecco l’etichetta del costruttore e del modello:

Armato di panno e pennello, apro la radio e ne esamino l’interno. Il fatto che le viti (6) ci siano tutte è confortante. Sul circuito stampato non vi sono “mancanze anomale” di componenti, né noto segni di bruciature o di surriscaldamento: tutto ok, per ora.

Ci dò dentro di pennello, per eliminare il più possibile polvere e ragnatele. Infine il risultato mi sembra soddisfacente.
Ecco il classico sintetizzatore di frequenze a tre oscillatori, in tutto 14 quarzi (6 per il MASTER, 4 per TX e 4 per RX), che fu una gran genialata poiché, dalla somma o dalla differenza di frequenza dei cristalli, è possibile la ricezione e la trasmissione sui 23 canali, da 26’965 a 27’255, senza dover avere un quarzo per ogni singolo canale. Questo espediente diminuiva sensibilmente il costo della radio; oggi, con la sintesi a PLL, è sufficiente un solo quarzo, e questo spiega come, generalmente, le radio CB abbiano prezzi decisamente più abbordabili di un tempo.

Infine, il relè di commutazione dei circuiti TX e RX, classico pezzo elettromeccanico puro dai fasti gloriosi… Era rassicurante sentire il suo “click”, ogni volta che si premeva il tasto di trasmissione sul microfono; ha ancora la ceralacca sui bordi, mi sembra tutto ok.

Nella parte inferiore della foto, infine, si nota il finale di potenza, un 2SC756 della Sony.
Tutte le luci della radio sono a filamento; mi ero dimenticato di quanto minuscole potessero essere le lampadine di questi apparati, quando i led a luce bianca erano ancora di là da venire! Sono tre: lo s-meter, l’indicatore del canale e la gemma rossa di TX, in alto a destra sul frontalino. Funzionano tutte.
Pulizie terminate, frontalino ritoccato con un po’ di nero, rimontato, collegato all’alimentatore e all’antenna: fuoco alle polveri! Dico agli amici del 35 di spostarsi cortesemente sul 23 e di mettersi in AM, visto che la “vecchia gloria” non dispone di altri tipi di modulazione.
Ricezione leggermente “frusciata” ma ottima, l’ANL una volta inserito fa il suo dovere. Vado in TX e scopro che la gemma rossa si accende, ma non esco in antenna… Quasi subito scopro l’arcano: l’àncora del relè di commutazione è rimasta “incollata” a causa del disuso: una sequenza rapida di pressioni, molto ravvicinate, infine si “scolla” e si va in etere: perfetto.
I QRK sono lusinghieri, segnale stabile e buono, e Radio di 4-5, a seconda della distanza degli interlocutori: un buon acquisto!
…Più tardi, un’approfondita ricerca in rete confermerà che questo AUTOMATIC RADIO MODEL BCB-1130 fu lanciato sul mercato americano nel lontano marzo del 1977, venendo definito allora un modello “di lusso”.


Noterete che il prezzo di lancio era di ben 182,50 dollari, che oggi corrisponderebbero a 965 dollari!
…Ed eccolo qui, nella mia tana, salvato dall’oblio del tempo e delle ragnatele. Un vecchio CB d’oltre oceano che ne avrà sicuramente passate tante, e che ancora ne passerà qualcuna con me, anche con soli 23 canali e solo in AM. Perché è una bella radio vintage, è robusta e con componenti di qualità difficilmente ripetibile al giorno d’oggi e, infine, perché tutto ciò che funziona NON SI BUTTA! Specie quando, inconsapevolmente, è un pezzo di Storia.

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Claudio
CB Gheppio, 1MHZ190
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