HamRadio Podcast: Il Collegamento Record di 615 Km in PMR446

HamRadio Podcast di Angelo Demelas intervista Gianfranco 1LOM045 e racconta la storia di questo collegamento in PMR446 al limite del surreale con Massimiliano 1LOM292 tra la provincia di Bari e Jesolo (VE). Non può essere certificato ma risulterebbe tuttora il Record Mondiale relativamente alla distanza coperta in fonia con due apparati omologati PMR446 con potenza di uscita di 1/2 watt.

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Angelo Demelas e il suo HamRadio Podcast tornano sul collegamento record tra utenti del Progetto PMR, intervistando Gianfranco 1LOM045 alla Fiera di Gonzaga 2026 e ripercorrendo la storia di cosa è successo e come è stato realizzato questo collegamento incredibile.

Troverete, in questo articolo, la trascrizione riassunta di questo podcast e anche i riferimenti agli articoli e video già pubblicati sulle nostre pagine.

Angelo:
Ciao, io sono Angelo Demelas, questo è HamRadio Podcast, e oggi vi farò ascoltare l’intervista che ho avuto modo di fare alla Fiera Millenaria di Gonzaga a Gianfranco, che è uno dei due operatori che hanno effettuato il famoso collegamento da 615 chilometri con radio PMR446.

Sono qui con uno dei due operatori che hanno fatto il record. Non possiamo certificarlo con il World Record, ma credo che sia, con buona probabilità, almeno un record italiano per quanto riguarda i collegamenti in PMR: 615 chilometri.
Adesso raccontaci com’è andata, perché io stesso, quando ha cominciato a circolare la notizia, inizialmente ho pensato che fosse improbabile. Poi però, analizzando il tutto, non c’è motivo di credere che non sia vero. Tu l’hai fatto, quindi raccontaci com’è andata.

Gianfranco:
Grazie mille Angelo per la parola. Più che altro, alla domanda “perché l’ho fatto?”, ti rispondo che sicuramente l’ho fatto grazie alla determinazione, alla costanza, al crederci, insomma, al seguire il sogno.
Io sono Gianfranco, indicativo Progetto PMR 1LOM045, e l’altro operatore è Massimiliano, 1LOM292.

La differenza l’ha fatta proprio il fatto di essere stati ostinati verso l’obiettivo. Se avessi mollato al primo tentativo, chiaramente non saremmo qui a parlarne. La differenza l’ha fatta proprio l’insistere e il crederci.

Angelo:
Quanti tentativi avete fatto prima di riuscirci?

Gianfranco:
Innumerevoli. Parliamo di circa un’ora di tentativi, quindi immagina quante chiamate. Tutto lo stesso giorno. Poi chiaramente lo abbiamo ripetuto: ed è una cosa importante, perché il collegamento è stato fatto il primo giorno ma poi anche confermato.

Angelo:
Voi avete poi ripetuto anche il secondo giorno e avete cambiato anche il canale.

Gianfranco:
Sì, sì, abbiamo fatto tutte quelle verifiche che servivano, anche per toglierci noi stessi ogni dubbio. A un certo punto, quando ti rendi conto che stai parlando davvero a quella distanza, fai fatica a crederci.

Ci siamo organizzati su Telegram, come sempre per gli altri collegamenti. Dopo il primo contatto siamo stati lì un buon quarto d’ora, un po’ a complimentarci a vicenda e un po’ a dirci: “Ma davvero ce l’abbiamo fatta?”.

Tutto è cominciato durante il contest estivo di Progetto PMR, ad agosto. Io mi trovavo nel mio QTH estivo: in Puglia, a Mola di Bari. Avevo scelto quel posticino per il contest: una prima collina sulla costa barese, appena 100 metri sul livello del mare, perché purtroppo in quella zona gli utenti del Progetto PMR sono pochi, quindi si cerca di arrampicarsi un po’ per fare almeno un collegamento.

Vi dico subito che di collegamenti utili, ai fini del contest, non ce ne sono stati: infatti il punteggio finale fu zero. Però, durante quei tentativi, era stato collegato un utente marittimo che si trovava al largo dell’Istria. Quello è stato quasi un record, ed è stato lo stimolo che mi ha portato a crederci ancora di più.

Finito il contest, il giorno successivo, Massimiliano Lombardia 292 pubblicò quasi per caso il suo hotspot su Telegram, con la fotografia dal balcone al quinto piano a Jesolo, dove cercava QSO in zona. Io, già reduce da quell’esperienza, lo contattai subito in privato e cercai di organizzare un collegamento, perché tracciando una linea retta era proprio nel punto in cui io potevo teoricamente arrivare.

Lui mi rispose in maniera super disponibile, e grazie a questa sua disponibilità è partito tutto il resto. Abbiamo concordato giorno e orario per il tentativo.

Il giorno prima provammo dal terrazzo di casa mia, ma ero troppo sul mare e fu completamente negativo. La differenza l’ha fatta quando sono tornato su quella collinetta, che in realtà è una stradina in salita di campagna, dove tra l’altro ho anche raschiato la macchina.

A quell’ora stabilita, appena dopo il tramonto, all’inizio non sentivamo nulla. Poi ho cominciato a percepire un po’ di fruscio e un po’ di portante, proprio della voce di Massimiliano. Io lo sentivo a tratti, ma lui ancora non sentiva me. Abbiamo insistito a lungo e, dopo circa un’ora di tentativi, finalmente ho sentito Massimiliano che diceva: “Ti sento, ti sento!”. Poi ci siamo persi ancora, ci siamo ripresi, finché evidentemente la propagazione è arrivata a un punto di maggiore stabilità.

Angelo:
Ecco, questo è un punto importante. Uno dei dubbi che avevamo era la possibilità che ci fosse di mezzo qualcosa, un gateway o un ripetitore che portasse il segnale da te a un’altra zona e poi lo rimettesse in aria. Ma proprio il fatto che il segnale andasse e venisse, che variasse, fa capire che c’era un fenomeno di propagazione reale. Se ci fosse stato di mezzo un ponte o un transponder sarebbe stato tutto molto più lineare e stabile. Anche questo è un elemento che depone a favore dell’autenticità del collegamento.

Gianfranco:
Sì, infatti. Anche nel video che è stato pubblicato si percepisce bene che non c’era una ricezione costante, ma un segnale che andava e veniva. Questo ci ha fatto escludere, senza ombra di dubbio, le varie ipotesi di gateway o sistemi intermedi. Oltre tutto avevamo anche cambiato canale, e già questo rendeva ancora meno plausibile un instradamento involontario.

Angelo:
Poi il giorno successivo avete provato un’altra volta. L’orario era lo stesso? Probabilmente ha inciso anche questo.

Gianfranco:
Sì, l’orario lo abbiamo concordato volutamente quasi identico. Anche il secondo giorno si sono ripresentate le stesse difficoltà del primo: inizialmente il contatto non avveniva, poi dopo circa un’ora di tentativi si è aperto di nuovo. Se ricordo bene, era intorno alle 20:15-20:30, d’estate, quindi evidentemente un orario favorevole per quelle particolari condizioni climatiche: caldo, sera, raffreddamento dell’aria, e così via.

Nel primo tentativo, presi un po’ dalla disperazione perché all’inizio non riuscivamo a collegarci, io avevo fatto ripartire il video solo quando il primo collegamento era già avvenuto, mentre Massimiliano si era dimenticato di registrare. Quindi avevamo in mano solo la mia parte del collegamento, che di fatto non dimostrava nulla. Per questo motivo abbiamo riorganizzato il secondo appuntamento: stesso posto, stessa ora, il giorno dopo, sperando nelle stesse condizioni meteo, che infatti erano molto simili. E lì è avvenuto quello che poi si è visto nel video.

Angelo:
Io ho fatto un video apposta sulla propagazione, dove ho messo tutte le varie possibilità, e poi ne ho fatto uno proprio sul vostro collegamento. Da come me l’hai raccontato, continuo a pensare ad un fenomeno di ducting, oppure di troposcatter. Sarebbe interessante capire quale meccanismo abbia favorito il contatto. Sarebbe interessante anche capire se, provando in inverno, il tentativo riuscirebbe ancora.

Gianfranco:
Penso di no, almeno non me lo aspetto. Però sarebbe da provare. Lui era praticamente sul mare, a pelo d’acqua, al quinto piano. Io ero a circa 100 metri sul livello del mare e circa 5 chilometri all’interno della costa. Però davanti non avevo ostacoli significativi: niente tralicci, niente linee elettriche, niente antenne, niente. Solo campagna e ulivi.

Angelo:
Questo mi fa pensare ancora di più al ducting, perché il mare, l’acqua salata, può creare strati atmosferici favorevoli a questo tipo di fenomeni. Sottolineiamo ancora una cosa: il collegamento è stato fatto con radio omologate PMR446 da mezzo watt.

record PMR446

Con mezzo watt si può fare tanto, ma bisogna stare attenti a non trarre conclusioni sbagliate. Uno potrebbe pensare: “Se loro hanno fatto 615 chilometri, allora domani posso farli anch’io”. No. C’erano condizioni atmosferiche particolari che hanno reso possibile quel collegamento.

Gianfranco:
Infatti ci abbiamo riprovato alcuni giorni dopo, ma con esito negativo.

Angelo:
Chi fa HF queste cose le conosce bene: la propagazione conta tantissimo. E non basta prendere la distanza sulla cartina e dire “allora posso aggiungere altri 50 chilometri”. Le condizioni cambiano, cambiano gli ostacoli, cambia il comportamento dell’onda elettromagnetica. Quello era un collegamento eccezionale.

Gianfranco:
Quello che sicuramente faremo, se riusciremo a ritentare un collegamento radio del genere, sarà provare più ricetrasmittenti: una PMR classica, una ibrida, forse anche DMR o dPMR, comunque sempre apparati omologati, per verificare la portata ed il comportamento del collegamento su grande distanza.

Angelo:
A questo punto lancio anche un’idea: si potrebbero fare prove con stazioni intermedie. Se qualcuno volesse mettersi sulla costa, magari si potrebbe capire meglio fin dove arriva il segnale e con quali aperture. A volte capita anche che una stazione intermedia non senta, mentre una più lontana sì.

C’è chi installa ponti radio per servizi civili, fa tutti i calcoli al computer, e poi sul campo la realtà si comporta in modo diverso. La radio, a volte, fa cose inaspettate. Studiare la teoria è giusto, sapere fin dove si può arrivare più o meno è importante, ma poi bisogna anche provare, perché le variabili sono davvero tantissime.

Va bene, allora ti ringrazio, ti saluto e torniamo dentro alla fiera. Grazie mille per questa chiacchierata.


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